Genitori ad alto contatto: 8 cose da sapere

Ci sono modi diversi di essere genitore. Quando è nata mia figlia, o meglio ancora prima che nascesse, mi sono chiesta quale tipo di mamma avrei voluto essere e ho iniziato a raccogliere informazioni. Routine, attachment parenting, babywise parenting: quanti termini nuovi, quante idee diverse…, abbastanza per confondersi.

O forse no.

Più leggevo infatti, più mi confrontavo con chi genitore lo era già e più mi si schiarivano le idee. Anche se non sono mai stata amante delle etichette e credo che non sia sempre necessario seguire alla lettera tutto quello che viene spiegato mi sono presto convinta che lo stretto contatto con mia figlia avrebbe giovato a entrambe. A tutti e tre, anzi, visto che anche il papà è stato d’accordo (quasi) dall’inizio.

Che ci si voglia chiamare “genitori ad alto contatto” o no, ecco quali sono le indicazioni dell’attachment parenting*, in otto mosse**.

1 – Si parte dalla teoria, dalla definizione. L’attachment parenting pone particolare attenzione ai bisogni del neonato in termini di fiducia, affetto ed empatia per costruire una relazione sicura e armoniosa.

2 – Questo implica che anche al momento della nascita – per quanto possibile – si abbia una parte attiva e soprattutto si cerchi di creare tutti i presupposti per avere un’esperienza la più positiva e meno traumatica possibile, limitando al massimo la separazione tra la mamma e il neonato subito dopo la nascita.

3 – Essere emozionalmente reattivi ai bisogni emozionali dei bambini è il principio fondante dell’attachment parenting, il che significa saper interpretare e rispondere in maniera empatica ai suoi segnali. In questo modo si terrà a mente che il pianto del bebè è il suo modo di dirci che qualcosa non va. Dare ascolto al suo pianto e cercare di prevenirlo comprendendolo prima che il neonato si metta a piangere è un altro obiettivo. Essere “connessi” con il proprio bimbo implica interazione, molto più di prendersi cura dei suoi meri bisogni fisiologici.

4 – L’allattamento al seno è un modo semplice si soddisfare tutte le esigenze nutrizionali del neonato poiché il latte materno contiene tutti i principi nutritivi di cui il bebè ha bisogno. Non solo, asseconda i principi dell’attachment parenting, favorendo il contatto tra mamma e figlio.

5 – I bambini più piccoli  hanno costante bisogno di contatto fisico con i loro genitori. “Portare i bambini” con fasce o marsupi è un’ottima maniera di soddisfare questo bisogno, rendendo il bambino più sicuro di sé. I bambini che vengono portati piangono meno.

6 – Fare dormire i bambini nel letto dei genitori è sempre stata un’abitudine molto discussa nella nostra società, anche se, a pensarci bene, in molte culture è considerata una cosa normale. Solo di recente alcune ricerche hanno dimostrato gli effetti benefici di far dormire i bambini nel lettone, come un ridotto rischio di SIDS. L’attachment parenting è a favore del far dormire i bambini con i genitori in maniera sicura, il che implica che i genitori non usino per esempio sonniferi e che il letto sia dotato di un materasso confortevole.

7 –  Le separazioni frequenti e lunghe con il proprio bebè andrebbero evitate. L’empatia tra genitori e figli potrebbe risentirne soprattutto quando il neonato è ancora completamente dipendente dalla presenza fisica di mamma e papà. Se sono inevitabili, meglio andare per gradi.

8 – L’empatia viene insegnata ai più piccoli attraverso atteggiamenti positivi e metodi non violenti e con lo stesso atteggiamento verranno indicati i divieti.

*L’ attachment parenting propone metodi che hanno lo scopo di promuovere l’alto contatto tra bambino e genitore, non solo attraverso la massima empatia materna e reattività ai bisogni del neonato, ma anche con continua vicinanza fisica e attraverso il tatto. Il termine ” Attachment Parenting ” è stato coniato dal pediatra americano William Sears.

** Per questo post abbiamo preso spunto da una pubblicazione di PMC – Pub Med Central dal titolo “Styles of Parenting“.

 

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