Co-sleeping: fino a quando e perché dormire con i figli

Alzi la mano chi preferisce dormire in un letto vuoto. D’accordo, sicuramente qualcuno predilige la solitudine al co-sleeping quando si tratta di abbandonarsi, ma solo metaforicamente, alle braccia di Morfeo. Ma in generale, anche la notte è bello potersi stringere a qualcuno. Ecco allora che quando, mentre ero incinta, ho iniziato a documentarmi sul co-sleeping (letteralmente ‘dormire insieme‘) ho pensato innanzitutto che fosse qualcosa di assolutamente naturale. E ho deciso che avrebbe fatto per noi (e che saremmo diventati genitori ad alto contatto).

Ammetto che è sempre molto difficile parlare di qualcosa che per essere compreso deve abbattere mura culturali spessissime. Il dormire insieme ai propri figli piccoli viene infatti spesso giudicato in maniera negativa: che vizi gli date, ma come fate, fa male a voi e alla bambina sono solo alcuni dei commenti più ricorrenti che mi sento rivolgere quando dico che dormiamo con mia figlia di poco più di un anno.

Ora è chiaro che sono a favore del co-sleeping e ne apprezzo tutti i possibili vantaggi, ma resta un argomento delicato che è stato affrontato da esperti e professionisti,  a cui rimandiamo per gli aspetti più tecnici e ‘scientifici’. (a questo proposito consiglio la lettura di “E se poi prende il vizio” e “I cuccioli non dormono da soli” di Alessandra Bortolotti e più in generale “Besame mucho” di Carlos Gonzales).

Fatta questa premessa e quella che sicuramente il co-sleeping non è la soluzione ideale per tutti, veniamo a qualche informazione pratica.

Co-sleeping: cos’è 

Si chiama anche, in italiano, ‘sonno condiviso’, letteralmente significa ‘dormire insieme’ e può essere interpretato come (scusate gli anglicismi) ‘room-sharing‘ ovvero ‘dormire nella stessa stanza’ oppure ‘bed-sharing‘, cioè ‘dormire nel lettone’.

Co-sleeping: perché

Si parte dal presupposto che il contatto tra madre e figlio sia la cosa più naturale del mondo e che il neonato (ma non solo) ha bisogno di sentire il conforto del corpo della mamma, come dimostrano per esempio gli effetti benefici della marsupio terapia o del portare i bambini in fascia. Dormire insieme al bambino fa parte di questo approccio alla maternità (e paternità). Tra le maggiori critiche mosse al co-sleeping c’è quella di limitare l’autonomia dei più piccoli, che non imparerebbero a stare da soli. Di fatto, secondo i sostenitori del co-sleeping, lo stare ‘da soli‘ non è una prerogativa dei più piccoli e non è non negando loro un naturale bisogno di contatto che si aumenta la loro autonomia.

Co-sleeping: fino a quando

Gli esperti indicano i tre anni come l’età in cui il sonno dei bambini diventa simili a quello degli adulti. Ma in realtà probabilmente non c’è un momento giusto per abbandonare il sonno condiviso. Più naturalmente, ci sarà un momento in cui sarà ‘normale’ che il bambino esca dal lettone dei genitori e inizi a dormire da solo nella sua stanza. I bambini che dormono bene nel letto dei genitori continueranno a fare altrettanto nel loro letto.

Sonno condiviso e sicurezza

Abbiamo già detto come le maggiori perplessità relative al dormire insieme ai propri figli siano legate a resistenze culturali, come dimostra il fatto che in alcuni Paesi del mondo è una pratica normale. Ma anche il tema sicurezza pone più di un dubbio. Ovviamente siamo d’accordo con il fatto che quando si tratta della sicurezza dei nostri figli, soprattutto dei neonati, le precauzioni in teoria non sono mai troppe. Ma è anche giusto non restarne vittime.
Ecco cosa si deve tenere a mente se si sceglie il co-sleeping:
– il co-sleeping è sempre sconsigliato nelle prime 8 settimane di vita del bambino e secondo le nuove linee guida dell’American Academy of Pediatrics non si dovrebbe fare dormire i bambini nello stesso letto con i genitori prima dei tre mesi. Questo per il sonno sicuro del bambino e per ridurre al minimo i rischi legati alla SIDS (sindrome della morte improvvisa infantile).
– evitare il co-sleeping se i genitori hanno un sonno molto disturbato o soffrono di grave obesità
– evitare il co-sleeping, compresa la condivisione della stessa stanza, se i genitori fumano
– eliminare cuscini e peluche e prestare massima attenzione a lenzuola e coperte.

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