E se poi prende il vizio: 4 motivi per leggere il libro di Alessandra Bortolotti

Ci sono libri che avresti fatto a meno di leggere, altri che ti cambiano la vita. Senza esagerazione, ammetto che E se poi prende il vizio di Alessandra Bortolotti è stato uno di questi. Perché anche se ho scoperto di essere incinta a quasi 40 anni, non avevo mai – prima – avuto l’impulso di capire cosa è veramente il legame tra mamma e figlio, dal punto di vista del genitore, intendo.

Leggendo il volume (che mi aveva consigliato una mia amica) mi sono interrogata su quale tipo di genitore avrei voluto essere, intuendo quasi istintivamente come la necessità di vivere di simbiosi con la mia piccola sarebbero stata per me un bisogno del tutto naturale.

Dunque, secondo me tutte le future o le neo-mamme dovrebbero leggere questo libro. Qui vi spiego perché la penso così.

4 motivi per leggere ‘E se poi prende il vizio’

Questi sono i 4 motivi principali per cui sono contenta di avere letto questo libro.

1 – Ho tenuto mia figlia in braccio e senza sensi di colpa
Avete presente le solite frasi del tipo ‘Se lo prendi in braccio si vizia, lui è furbo!’. Oppure: ‘Certo che se lo fai addormentare cullandolo non imparerà mai a stare da solo’. O ancora: ‘Cosa fai, lo allatti ogni volta che lui te lo chiede? Così non si staccherà più’.
Ecco, anche grazie al libro di Alessandra Bortolotti ho imparato (o forse ho solo trovato il coraggio di farlo) a dire: E chissenefrega!  Il ‘vizio‘ è un tabù da sfatare.
Il neonato è contento di trovare il conforto del seno ogni volta che ne sente il bisogno, gli piace addormentarsi sentendo il calore di un abbraccio: è tutto normalissimo! Che liberazione, che felicità! Possiamo stare a contatto con i nostri piccoli, dobbiamo farlo: il tuo bambino vuole sempre stare in braccio e ne ha tutto il diritto. E anche per questo noi abbiamo scelto, anche in questo caso senza sensi di colpa, di fare co-sleeping.

2 – Mi sono sentita mamma anche prima di partorire
Il mio consiglio è di leggere il libro mentre si è incinta. Questo un po’ in generale perché si ha quel tempo che nei mesi successivi potrebbe non essere più a disposizione, ma soprattutto perché il volume spiega come ‘Gravidanza e parto influiscono a lungo sulla vita emotiva e fisica del bambino e sulla relazione con la madre’ (pag. 49). E anche che il parto dovrebbe avvenire nella maniera più naturale possibile (ma non mi addentrerò su questo delicato terreno).

3 – Non ho svaligiato negozi di articoli per neonati
Si sa, in ogni occasione nuova che ci si presenta davanti tutti noi siamo abituati a pensare a quali oggetti ci siano necessari. Faccio un esempio. Incominciamo un nuovo sport, per esempio il running, e subito corriamo a procurarci scarpe adatte, magliette tecniche, scarichiamo App dedicate ecc. Così, quando si scopre di aspettare un bambino, il pensiero va a culle, passeggini, scaldapappe, e chi più ne ha più ne metta. Personalmente ho notato come per molti il volere iniziare a prendersi cura di un bebè coincida, inizialmente, proprio con l’acquisto di un oggetto.
Ma se ci facciamo caso (e la questione è spiegata molto bene anche in un altro libro che consiglio caldamente: Bebè a costo zero di Giorgia Cozza) sono tutti oggetti che non promuovono il contatto tra genitori e neonati, anzi, tendono a isolare il bambino in un luogo che non è ‘abitato’ dalla mamma o dal papà. Dunque, prima di buttarmi in un negozio di articoli per neonati affannandomi su quale ‘lista preparto’ scegliere, mi sono semplicemente chiesta: cosa mi serve davvero? E ho comprato poco e niente, e scegliendo al posto del passeggino una fascia e un marsupio per portate il mio bebè.

4 – Ho imparato a fidarmi di me come mamma
Parere di esperti, medici, educatori, ecc. Mi piace molto documentarmi, ma da quando ho smesso di dubitare di me credo di essere più serena. Spesso, confrontandomi con altre mamme, mi sono chiesta se facendo diversamente da loro, stessi sbagliando.
Ma ascoltando il loro istinto, come sostiene Bortolotti, le mamme sanno cosa fare.

foto di OmarMedinaFilms/Pixabay

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