I segni per comunicare con i più piccoli: il programma Baby Signs

Quante cose si possono dire con i gesti? Ovviamente moltissime. I gesti aiutano persone che non parlano la stessa lingua a capirsi, rinforzano le espressioni e i sentimenti mentre li esprimiamo a parole, e naturalmente sono fondamentali nella lingua dei segni.

Facevo queste riflessioni imbattendomi nella presentazione di Baby Signs, la descrizione diceva che si tratta di un metodo di comunicazione gestuale accompagnato alla parola rivolto ai bambini da 0 a 24 mesi circa. La cosa mi sembrava interessante, ma da mamma  mi sono posta alcune domande, come ‘Non sarà una forzatura per il bambino?’, oppure ‘Ma dovrei insegnargli un vero e proprio codice dei segni?’

Presso gli spazi dell’associazione El Modernista di Milano ho incontrato Roberta Ascari, istruttore certificato Baby Signs, che qui ci spiega in cosa consiste il metodo e a cosa serve.

Come utilizzare i segni nella comunicazione con il neonato: il metodo Baby Signs

Il programma è nato negli Stati Uniti circa 30 anni fa e dal 2015 esiste anche Baby Signs Italia. Si parte dal presupposto che i bambini, mentre imparano a parlare e ancora prima, possano migliorare la loro comunicazione, e quindi farsi capire meglio, attraverso l’utilizzo di segni. Ecco cosa ci ha raccontato Roberta Ascari.

Come il segno aiuta la comunicazione del bambino? Si tratta di qualcosa di naturale o è una forzatura?

I bambini spesso indicano qualcosa di loro interesse, imparano a salutare qualcuno facendo “ciao ciao” con la manina, allargano le mani per indicare che qualcosa “non c’è più”.  I piccoli, infatti, usano i segni precocemente prima della comparsa delle parole in modo naturale. È grande il desiderio di comunicare che emerge fin dai primi mesi di vita e, insieme a corpo e voce, le mani sono gli unici strumenti che hanno a disposizione.

Come funziona il metodo Baby Signs?

Baby Signs struttura semplicemente quanto i bambini fanno già e rende la comunicazione comprensibile e condivisibile con mamma e papà e tutte le persone che condividono il loro mondo. Con i loro tempi (diversi da bambino a bambino) i bimbi gattonano prima di imparare a camminare e parlano prima di imparare a scrivere; con la stessa naturalezza fanno uso di segni prima che le paroline arrivino, perché colmano il divario tra desiderio comunicativo e possibilità di esprimersi verbalmente. Fornire un segno significa dare al bambino l’opportunità per esprimere meglio un concetto.

Facciamo l’esempio del bimbo che pronuncia la sillaba ‘PA’ per indicare o cercare qualcosa. Può significare molte cose come pappa, palla, papà, pasta, ma la sillaba da sola non è sufficiente a specificare il desiderio del bambino. In casi come questo il segno indubbiamente viene proprio in soccorso!

E poi c’è il tema dei sentimenti: quando i bambini non hanno più bisogno di esprimere i soli bisogni primari possono lasciare spazio anche a sensazioni ed emozioni; e se non hanno ancora la parolina per farlo possono ricorrere al segno. A testimonianza di questo ci sono tante storie Baby Signs che nascono proprio dalle esperienze delle famiglie.

Se il bambino già utilizza alcune parole è tardi per i segni?

Non c’è un’età ideale per iniziare: ci sono genitori  molto pazienti che iniziano molto presto pur sapendo che i primi segni arriveranno dopo gli 8 mesi. Altri invece attendono gli 8/12 mesi per iniziare perché è il momento in cui il bambino mostra maggiore interesse per la comunicazione e questo genera sicuramente un circolo virtuoso perché i segni arriveranno entro breve e i genitori, vista l’efficacia dell’intervento comunicativo, saranno incoraggiati a continuare. O ancora alcuni genitori iniziano dopo i 12/18 mesi quando qualche parolina si è già annunciata. Così come non c’è un momento ideale per iniziare, non c’è un momento fissato per non partecipare ai nostri workshop. I genitori che incontriamo riportano spesso esperienze diverse: per alcuni bambini le parole arrivano molto presto (e di conseguenza lasceranno il segno relativo all’insorgenza del verbale), per altri invece il tempo di attesa è più lungo, anche oltre i 24 mesi e in questi casi i segni fungono da acceleratori per l’acquisizione del linguaggio verbale. Ne parliamo spesso ai workshop: “Se il bambino già conosce alcune parole è tardi?”. Ribadisco: no, perché ce ne sono tante altre ancora che gli permettono di potenziare le sue abilità, di arrivare ad acquisire le parole che non ha ancora.

Ultimo, ma non ultimo, i segni si sono rivelati una risorsa preziosissima per i bambini con ritardo nell’apprendimento del linguaggio o per i piccoli con disabilità: abbiamo il bellissimo esempio di Xavier (uno dei nostri bimbi Baby Signs) con sindrome di Down che a tre anni aveva un grandissimo desiderio comunicativo ma nessuno strumento per potersi esprimere. I segni per lui, i suoi genitori e tutti i professionisti che giornalmente lavorano Xavi hanno regalato la grandissima possibilità chiamata comunicazione.

In sintesi

Il programma Baby Signs viene insegnato durante workshop della durata di 2 ore e mezza e tenuto da istruttori certificati Baby Signs, consente la partecipazione di 2 persone appartenenti al nucleo familiare.

Prossimo appuntamento: Workshop Baby Signs Italia tenuto da Roberta Ascari sabato 27 maggio alle ore 15,30 presso la sede de El Modernista di Milano, passante ferroviario di Porta Vittoria. Per iscriversi roberta.ascari@gmail.com

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Per ulteriori informazioni:

info@babysignsitalia.com

www.babysignsitalia.com

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